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Spicello - 15.03.92
Consacrazione dell’Italia con Radio Maria
Carissimi tutti che partecipate con noi alla celebrazione di questa Santa Messa qui, nel Santuario di San Giuseppe, giunga anche a voi la luce del Signore, quella luce che avvolse Cristo prima, trasfigurandolo mentre pregava, e che avvolse anche Pietro con gli altri due apostoli mentre assisteva alla manifestazione del Signore, ci avvolga tutti.

Grande motivo di gioia offre a noi la Parola di Dio questa mattina, in questa Seconda Domenica della Quaresima, per il nostro cammino; gioia, perché? Solo questo: Gesù salì sul monte a pregare e, mentre pregava, si trasfigurò. Ecco, per trasfigurarci, per entrare nella gloria di Dio, nel mistero di ascolto della sua parola, di ascolto della sua parola: la preghiera. Quando preghiamo viene a noi la luce, che direi così: va dai tetti in su e non solo dai tetti in giù, a volte trascinati, preoccupati, oppressi dalle cose che avvengono dai tetti in giù nella nostra vita, nella quotidianità delle preoccupazioni e delle fatiche del lavoro, dai tetti in giù. Bisogna salire almeno a cogliere e avere la luce che va dai tetti in su, nell’infinito di Dio. Ma come si fa? Prega. La preghiera ci trasfigura, ci mette in condizione di accogliere la parola di Dio, ed ecco la grande parola del Padre pronunziata là sul monte della trasfigurazione presenta Gesù all’umanità «Questi è il mio Figlio diletto, ascoltatelo», Dio Padre presenta all’umanità l’unico Maestro, Gesù Cristo, Lui ascoltate perché Lui è mio Figlio prediletto, è Dio fatto uomo. L’umanità e questa preghiera la rivolgiamo insieme a San Giuseppe e a Maria: l’umanità oggi, l’Italia oggi, ha bisogno di accogliere nel proprio cuore questa parola di Dio Padre «ecco il mio Figlio prediletto»; accogliere Gesù Cristo nei cuori, nelle famiglie, nelle istituzioni sociali, Lui ascoltate in questo momento che mille voci discordanti ci affogano sulle piazze, sulla stampa, in televisione e per radio ... ascoltate Gesù Cristo.

L’unico che può tutto è Dio Padre e Gesù [...] e saremo trasfigurati dalla luce di Dio. Ecco allora la preghiera [che] nella nostra vita ci trasfigura. Dio entra in noi, la luce e la grazia ci avvolge e, dalla quotidianità tormentosa e tormentante della vita dai tetti in giù, possiamo accogliere la luce che dai tetti in su viene a noi, cioè discende dal cielo. Pregatelo però, pregatelo: così ci insegna la Santa Famiglia, cosi ci insegna Maria e Giuseppe.

Carissimi ora siamo qui nella casa di San Giuseppe, padre di famiglia, padre del Figlio di Dio Unigenito, Figlio prediletto dal Padre, ma anche con Maria, Padre di tutti i figli di Dio qui sulla terra. Come Dio Padre ha affidato il suo Figlio qui sulla terra a Maria e a Giuseppe uniti in matrimonio, nell’unità del matrimonio saranno due in una carne sola e «l’uomo non divida quello che Dio ha unito» vale anche per Maria e Giuseppe. L’uomo non divida, quello che Dio ha unito nell’unità del matrimonio nella stessa missione, Maria e Giuseppe: Maria nella sua grazia e nella sua missione di Mamma e di Madre di Gesù e di tutti i figli di Dio, - che siamo noi - e Giuseppe con Maria. Non dividiamo sposo di Maria e pertanto, come sposo, vero padre di Gesù - come dice il Papa nella sua enciclica "Custos" il custode di Gesù - e quindi anche con la paternità per noi, qui sulla terra, che siamo membri della Chiesa, la Santa Famiglia di Dio che si allarga, cresce attraverso il tempo ma sempre è quella famiglia con Cristo capo primogenito, con Maria madre e con Giuseppe sposo-padre.

A lui ci rivolgiamo dunque questa mattina e - una sottolineatura solo, e la ricordo perché è del papa Pio Decimo Primo, molto interessante, che apre il cuore sempre di più a rivolgerci a San Giuseppe - ecco le parole di Pio Decimo Primo: sorgente di ogni grazia è il Redentore Divino, è lui tutta la grazia che il Padre ci offre, ha offerto all’umanità. Cristo è tutta la grazia, è la grazia, la sorgente di ogni grazia. Accanto a lui, a Gesù, Maria Santissima Madre di Gesù dispensatrice dei divini favori della grazia e delle grazie che possiamo chiedere. Ma - continua il Papa - ma c’è qualcosa che deve suscitare ancora più fiducia da parte nostra - notate questa sottolineatura - ma c’è qualcosa che deve suscitare ancora più fiducia da parte nostra ed è, in certo qual modo, il riflettere che è San Giuseppe colui che comanda all’uno, Gesù, e all’altro, Maria come sposa. Andate da Giuseppe: è - continua il Papa - colui che tutto può presso il Redentore Divino e presso la Madre sua. Gesù e Maria stessi obbediscono e porgono ossequio a Giuseppe, sono essi a rivivere quello che la mano di Dio Padre aveva in lui costituito: l’autorità di sposo, l’autorità di padre, tutta la grazia. È Gesù sorgente della grazia; dispensatrice della grazia è Maria; ma San Giuseppe, che condivide con Maria la paternità su Cristo, come sposo - dice Pio Decimo Primo - ha un potere particolare come sul Tabor lo sposo che parla alla sposa, è il Padre che parla al Figlio. Ecco tutta la fiducia, ecco la potenza d’intercessione di San Giuseppe nostro padre come figli di Dio. "Ite ad Joseph", andiamo dalla Madonna ma ricordiamo che San Giuseppe è intimamente unito a Maria come sposo nell’unità del matrimonio. Non dividiamoli mai, ma non solo non dividiamoli, ma pensiamo - come dice bene il Papa - all’uno e all’altro. Colui che tutto può presso il Redentore Divino e presso la Madre è San Giuseppe, colui che comanda all’uno, Cristo, e all’altra, Maria sua sposa. A Cristo, come figlio qui sulla terra e nel cielo, e, come sposo, a Maria. Questo apre il nostro cuore a rivolgerci con fiducia a San Giuseppe.

Auguri a tutti i papà per il 19, festa di San Giuseppe, festa dei papà: guardiamo a Giuseppe come padre di famiglia e sposo di Maria; oggi, come diceva il Papa Giovanni Paolo II - il nostro caro Papa -, oggi dono di Dio, di Maria e di Giuseppe alla Chiesa e all’umanità. Oggi la grande crisi della famiglia è prima di tutto crisi di papà perché molti papà non fanno il papà, perché fanno il dirigente dell’industria, dell’azienda, ma non sono abbastanza sposi e tanto meno sono padri per i figli. Hanno l’azienda, la famiglia è diventata la grande azienda da amministrare per aumentare capitali e benessere a vantaggio, dicono, dei figli e della sposa. Ma molti figli dicono «papà puoi tenerti i tuoi soldi, ho bisogno di te, mio papà». E qui manca San Giuseppe, padre di famiglia che ha premure per il figlio Gesù: lo cresce, lo educa, condivide con Maria la sua paternità e la sua missione di fronte al figlio nella famiglia che Dio gli ha affidato. Cari papà, auguri veramente e qui, dalla chiesa e dal Santuario di San Giuseppe, per voi con l’augurio e una preghiera: siate prima di tutto non amministratori e direttori dell’azienda familiare, ma siate prima di tutto veri sposi delle vostre spose e padri dei vostri figli, i più grandi tesori della famiglia che Dio vi ha dato. Non sono i capitali in banca o le industrie o tutt’altro le case o le macchine. I più grandi tesori sono i vostri figli, siate padri, veri padri nella responsabilità della vostra missione. San Giuseppe ci da questo esempio e ci richiama a questa grande verità.

Oggi noi siamo qui, anche nel Santuario di San Giuseppe, aperti con tutta l’anima alla fiducia dell’intercessione di San Giuseppe che si unisce all’intercessione di Maria con Gesù e, presso Gesù, per un grande atto, cioè l’atto di affidamento e di consacrazione dell’Italia a San Giuseppe. Siamo qui per compiere questo atto solenne di devozione e di fede nella luce della parola di Dio. "Ite ad Joseph" consacrare e affidare in quest’ora l’Italia a San Giuseppe. L’Italia è già stata consacrata e affidata più volte alla Madonna, Regina d’Italia, possiamo anche giustamente affidarla e consacrarla a San Giuseppe. E perché questo? Ecco il perché: lo scorso mese di dicembre il papa Giovanni Paolo II invitava tutti a pregare per le preoccupanti situazioni dell’Italia - non dimenticate queste parole - invitava a pregare per le preoccupanti situazioni dell’Italia e, aggiungete, sia sul piano etico-morale, sia sul piano civile, sia sul piano istituzionale. Il Papa dunque ha invitato gli italiani, le famiglie d’Italia, i genitori, nell’amore che hanno per i loro figli, a pregare per l’Italia in preoccupanti situazioni e per tutte le piccole chiese domestiche, per la fede delle nostre famiglie. Da tutte le oscure insidie del male Gesù Giuseppe e Maria benedite proteggete salvate l’Italia; ritorni, con il vostro e per la vostra intercessione, a spalancare le porte a Cristo. Amen. Amen. Questo è la nostra supplica che affidiamo al cuore di San Giuseppe come suoi figli, sapendo - come diceva Santa Teresa D’Avila - che agli altri santi il Signore ha concesso di aiutarci in determinati bisogni, ma - dice Santa Teresa D’Avila - io so per esperienza che San Giuseppe ci soccorre in tutte le necessità. Andate a Giuseppe, "ite ad Joseph"; parla tu, Giuseppe, a Maria tua sposa, nostra Madre; parla tu, Giuseppe, a Gesù per noi, tu che sei padre nel disegno del Padre celeste qui sulla terra, certi che molte grazie verranno sulle famiglie nostre e sull’Italia, anche per questa corrispondenza all’invito pressante del Papa che ama l’Italia come l’ha amata e l’ama Cristo che l’ha voluta sede del suo vicario permanente. Portiamo nel cuore oggi, e più è la festa di San Giuseppe ormai vicina, questa risposta nostra all’invito del Papa; preghiamo anche per le preoccupanti situazioni dei laici. San Giuseppe pensaci tu. San Giuseppe provvedi tu. Così sia.

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La Consacrazione nell’Istituto "Santa Famiglia"
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L’Istituto "Santa Famiglia" e l’autorità di San Giuseppe
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Santificazione e apostolato - Fatevi santi
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"Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita" (2Cor 3,5-6).

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