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Il buon volere che deve animare una famiglia perché sia santa la casa che l’ospita.
 cfr. cap. 451 de "L’Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta
Centro Editoriale Valtortiano srl
http://www.scrittivaltorta.altervista.org/per_volume.htm
Ecco Gesù che appare sulla soglia della casa ospitale e sorride...
«La pace sia con voi tutti.
Oggi sono con voi per evangelizzarvi e stare con voi come ho promesso, per benedirvi le case, gli orti e le barche, onde sia santificata ogni famiglia e il lavoro pure sia santificato. Però, ricordate, che la benedizione mia, per essere fruttuosa, deve essere aiutata dal vostro buon volere. E voi sapete quale è il buon volere che deve animare una famiglia perché sia santa la casa che l’ospita.L’uomo vi deve essere capo ma non despota, né della sposa, né dei figli, né dei servi, e nello stesso tempo deve essere il re, il veramente re nel senso biblico della parola. Ricordate il capo ottavo del primo libro dei Re? Gli anziani di Israele si adunarono andando a Ramata dove risiedeva Samuele e gli dissero: "Ecco, tu sei divenuto vecchio e i tuoi figli non camminano nelle tue vie. A giudicarci costituisci sopra di noi un re come lo hanno tutte le nazioni".
Re dunque vuol dire "giudice", e dovrebbe essere giudice giusto per non fare, dei sudditi, degli infelici nel tempo con guerre, soprusi, balzelli ingiusti, né nell’eternità con un reame tutto mollezze e vizio. Guai a quei re che mancano al loro ministero, che chiudono l’orecchio alle voci dei sudditi, che serrano gli occhi sulle piaghe della nazione, che si fanno complici del dolore del popolo con alleanze contro giustizia, pur di rafforzare la loro potenza con l’aiuto degli alleati!
Ma guai anche a quei padri che mancano al loro ufficio, che sono ciechi e sordi ai bisogni e ai difetti dei membri della famiglia, che sono causa di scandalo o dolore per essa, che scendono a compromessi di nozze indegne pur di allearsi con famiglie ricche e potenti, senza riflettere che il matrimonio è unione voluta per elevazione e conforto dell’uomo e della donna, oltre che per procreazione; è dovere, è ministero, non è mercato, non è dolore, non è avvilimento di uno o dell’altro coniuge. È amore e non odio. Giusto dunque sia il capo senza eccessive durezze o pretese e senza eccessive condiscendenze e debolezze. Però, se aveste a scegliere fra l’eccesso di una o dell’altra cosa, scegliete piuttosto la seconda, perché di questa almeno Dio vi potrà dire: "Perché fosti così buono?", e non condannarvi, dato che l’eccesso di bontà già punisce l’uomo con le prepotenze che gli altri si permettono sul buono; mentre della durezza sempre vi rimprovererebbe, perché mancanza all’amore verso il prossimo più prossimo.
E giusta sia la donna nella casa verso lo sposo, i figli e i servi. Allo sposo dia ubbidienza e rispetto, conforto ed aiuto. Ubbidienza finché questa non assuma sostanza di consentimento al peccato. La moglie deve essere sommessa ma non degradata. Guardate, o spose, che il primo che vi giudica, dopo Dio, per certe colpevoli condiscendenze, è lo stesso vostro marito che vi induce ad esse. Non sempre sono desideri di amore, ma anche sono prove verso la vostra virtù. Anche se al momento non ci riflette, può venire un giorno che lo sposo si dica: "La mia donna è fortemente sensuale" e da lì divenire sospettoso verso la vostra fedeltà maritale.
Siate caste nel coniugio. Fate che la vostra castità imponga allo sposo quel ritegno che si ha per cose pure, e vi riguardi come sue simili, non come schiave o concubine mantenute per essere soltanto "piacere" e rigettate quando non piacciono più. La moglie virtuosa, direi la moglie che anche dopo il coniugio conserva quel "che" di verginale negli atti, nelle parole, negli abbandoni d’amore, può portare il marito ad una elevazione dal senso al sentimento, onde lo sposo si spoglia da lussuria e diviene veramente un unico "che" con la sposa, che tratta col riguardo con cui uno tratta una parte di se stesso, e giusto è che ciò sia, perché la donna e osso delle sue ossa e carne della sua carne", e nessuno maltratta le sue ossa e la sua carne, ma anzi le ama, onde lo sposo e la sposa, come i due primi sposi, si guardino e non si vedano nella loro nudità sessuale, ma si amino per lo spirito, senza vergogne avvilenti.
La moglie sia paziente, materna col marito. Lo consideri come il primo dei suoi figli, perché la donna è sempre madre e l’uomo è sempre bisognoso di una madre che sia paziente, prudente, affettuosa, confortatrice. Beata quella donna che del proprio coniuge sa essere la compagna e insieme la madre per sorreggerlo e la figlia per esser guidata. La moglie sia laboriosa. Il lavoro, impedendo le fantasticherie, fa bene all’onestà oltre che alla borsa. Non tormenti il marito con stolte gelosie che a nulla riparano. Il marito è onesto? La gelosia stolta, spingendolo a fuggire la casa, lo mette in pericolo di cadere fra le maglie di una meretrice. Non è onesto e fedele? Non saranno le ire della gelosa quelle che lo correggono, ma sibbene il contegno serio senza bronci e sgarbi, dignitoso e amoroso, amoroso ancora, quello che lo fanno riflettere e rinsavire. Sappiate riconquistare il marito, quando una passione ve lo ha allontanato, con la vostra virtù, come nella giovinezza lo conquistaste con la vostra bellezza. E, per trarre forza in questo dovere, e resistere al dolore che vi potrebbe fare ingiuste, amate e considerate i figli e il loro bene.
Tutto una donna ha nei figli: la gioia, la corona regale per le ore gioconde in cui è realmente regina della casa e del consorte, e il balsamo nelle ore dolorose in cui un tradimento, o altre penose esperienze della vita coniugale, le flagellano la fronte e soprattutto il cuore con le spine della sua triste regalità di sposa martire.
Tanto calpestate da desiderare di tornare in famiglia divorziando, o di trovare un compenso in un finto amico che appetisce alla femmina ma che finge di avere pietà del cuore della tradita? No, donne, no! Quei figli, quei figli innocenti, turbati già, già fatti precocemente tristi dall’ambiente domestico non più sereno, non più giusto, hanno i loro diritti alla madre, al padre, al conforto di una casa dove, se è perito un amore, l’altro resta vigile a vegliare su essi. Quei loro occhi innocenti vi guardano, vi studiano e capiscono più che voi non crediate, e plasmano i loro spiriti a seconda di ciò che vedono e comprendono. Non siate mai di scandalo ai vostri innocenti, ma rifugiatevi in essi come in un baluardo di adamantini gigli contro le debolezze della carne e le insidie dei serpi.
E la donna sia madre. La madre giusta che è sorella insieme a madre, che è amica insieme a sorella dei suoi figli e figlie. E che è esempio, soprattutto, e su tutto. Vegliare sui figli e sulle figlie, amorosamente correggere, sorreggere, far meditare, e tutto senza preferenze; perché i figli sono tutti nati da un seme e da un seno e, se è naturale che siano benvoluti, per la gioia che danno, i figli buoni, è anche doveroso che siano amati, anche se di un amor doloroso, i figli non buoni, ricordando che l’uomo non deve essere più severo di Dio, il quale ama non solo i buoni ma anche i non buoni, e li ama per vedere di farli buoni, di dare loro modo e tempo a divenirlo, e sopporta fino alla morte dell’uomo, riservandosi di essere giusto Giudice quando l’uomo non può più riparare.
E voi, o figli, siate sottomessi ai genitori, rispettosi, ubbidienti, per poterlo essere anche col Signore Iddio vostro. Perché, se non imparate ad ubbidire ai piccoli comandi del padre e della madre, che vedete, come potrete ubbidire ai comandi di Dio, che vi vengono detti in suo Nome, ma che voi non vedete e non udite? E, se non imparate a credere che chi ama come un padre e una madre amano non può che comandare cose buone, come potete credere che siano buone le cose che vi vengono dette come ordini di Dio? Dio ama, è Padre, sapete? Ma, appunto perché vi ama e vi vuole seco, o cari fanciulli, vi vuole buoni. E la prima scuola dove imparate a divenirlo è la famiglia. Là imparate ad amare e ubbidire, e di là comincia per voi la via che conduce al Cielo. Siate dunque buoni, rispettosi, docili. Amate il padre anche se vi corregge, perché lo fa per vostro bene, e la madre se vi trattiene da azioni che la sua esperienza giudica non buone. Onorateli non facendoli arrossire con le vostre azioni malvagie. L’orgoglio non è cosa buona, ma vi è un santo orgoglio, quello di dire: "Non ho dato dolore al padre e alla madre mia. Questo, che vi fa godere della loro vicinanza mentre sono viventi, vi è pace sulla ferita della loro morte, mentre le lacrime che un figlio fa versare al genitore rigano come piombo fuso il cuore del figlio malvagio e, nonostante ogni suo studio per addormire quella ferita, essa duole, duole e sempre più duole quando la morte del genitore impedisce al figlio di riparare... Oh! figli, siate buoni, sempre, se volete che Dio vi ami.
Infine, santa è quella casa dove, per la giustizia dei padroni, si fanno giusti anche i servi ed i garzoni. Ricordino i padroni che un mal comportamento inasprisce e guasta il servo, e il servo che un suo mal comportamento disgusta il padrone. Stia ognuno al suo posto, ma con un legame di amore di prossimo a colmare la divisione che è fra servi e padroni.
E allora la casa benedetta da Me conserverà la sua benedizione e Dio sosterà in essa. E così pure conserveranno benedizione, e perciò protezione, le barche e gli orti e gli arnesi di lavoro e di pesca, quando, santamente operosi nei giorni leciti e santamente dediti al culto di Dio nel sabato sacro, voi scorrerete la vostra vita di pescatori o ortolani e non farete frode nel vendere e nel pesare, e non maledirete il lavoro e neppure lo farete tanto re della vostra vita da anteporlo a Dio. Perché, se il lavoro vi dà guadagno, Dio vi dà il Cielo.»
Via

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I brani estratti da "L'Evangelo come mi è stato rivelato" sono catalogati in base al “metodo” trinomico “Verità-Via-Vita” del beato Alberione. Alla mente corrisponde Cristo Verità, alla volontà Cristo Via, al cuore Cristo Vita. Oppure ancora (nell'ordine Verità, Via, Vita): fede, speranza, carità; mente, volontà, cuore; il vero della dottrina, il bene della morale, il bello della forma; dogma, morale, grazia; Verità cui credere, Via da seguire, Vita cui partecipare; teologia dogmatica, ascetica e pastorale; verità, giustizia, pace; lo studio di ogni verità ha tre momenti storici: tesi, crisi, sintesi; spirito, studio, apostolato e povertà; ovunque si formi un clima familiare, religioso e sociale; luce alla mente, dolcezza al cuore, santità all'anima; la pietà secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; lo studio secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; l’apostolato secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; la disciplina religiosa secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; rendere cristiana la vita nel pensiero, nei sentimenti, nelle attività; studiare, imitare, investirci di grazia; visione di Dio, possesso di Dio, gaudio di Dio.
Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi” (cfr. 1Gv 5,1-9).
A te, Spirito di Verità, consacro la mente, la fantasia, la memoria: illuminami. Che io conosca Gesù Cristo Maestro e comprenda il suo Vangelo. A te, Spirito santificatore, consacro la mia volontà: guidami nei tuoi voleri. A te, Spirito vivificatore, consacro il mio cuore: custodisci e accresci in me la vita divina.

[Vita] - Una solitudine piena del desiderio di Dio
[Vita] - Come può Dio amare il mio fango?
[Vita] - Abbiate fiducia in Me, su tutto
[Vita] - Insegnaci a pregare
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"Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita" (2Cor 3,5-6).

In data 21 giugno 2013, memoria di S. Luigi Gonzaga e inizio della novena a San Paolo, per grazia di Dio consegno il presente sito, completato nelle sue parti principali, all'Istituto Santa Famiglia di Salerno quale ulteriore mezzo di preghiera, apostolato e cooperazione.

V. M.

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