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Riflessioni sul divorzio
 cfr. cap. 531 de "L’Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta Centro Editoriale Valtortiano srl
http://www.scrittivaltorta.altervista.org/per_volume.htm
«[…] Tu, moglie pagana, amante, fedele, hai amato nello sposo il tuo dio terreno di amore carnale, il tuo bel dio che si faceva adorare da te, abbassando la tua dignità di uguale ad una servilità da schiava. La moglie sia sommessa al marito, umile, fedele, casta. Sì. Egli, l’uomo, è il capo della famiglia. Ma capo non vuol dire despota. Capo non vuol dire capriccioso padrone al quale è lecito ogni capriccio non solo sulla carne ma sulla parte migliore della sposa. "Dove tu Caio, ivi io Caia", voi dite. Povere donne di un luogo dove licenza è persino nelle favole dei vostri dèi, quelle fra voi che impudiche e sfrenate non sono, come potete essere dove sono i vostri sposi? É inevitabile che chi non è licenziosa e corrotta si stacchi con disgusto e provi un dolore veramente atroce, come di fibre che si lacerano, uno sbigottimento, un crollo di tutto il culto verso il marito contemplato sempre come un dio, quando scopre ché colui che adorava come dio è un misero essere dominato dall’animalità brutale, licenzioso, adultero, svagato, indifferente, derisore dei sentimenti e delle dignità della sposa.
[…]
Non piangere, donna. Impara invece ad amare nell’ordine tuo marito».
«Non posso più amarlo. Non lo merita più. Lo disprezzo. Non avvilirò me stessa imitandolo, ma non lo posso più amare. Tutto è finito fra noi. L’ho lasciato andare... senza cercare di trattenerlo... In fondo gli sono stata grata per un’ultima volta, per questo suo andarsene... Non lo ricercherò. Del resto, quando mai mi fu compagno? Caduta la benda della mia adorazione, ora ricordo e giudico le sue azioni. Era forse con il mio cuore quando io piangevo dovendo seguirlo qui, lasciando la madre malata e la patria, essendo sposa novella e prossima a partorire? Egli rideva fatuo, coi suoi amici, delle mie lacrime e delle mie nausee, ammonendomi soltanto di non sporcargli la veste. Era forse al mio fianco nelle nostalgie mie di spaesata? No. Fuori, con gli amici, ai festini dove il mio stato non mi consentiva di andare... Era forse curvo con me sulla cuna della neonata? Rise quando gli mostrarono la figlia, dicendo: "Quasi la farei deporre al suolo. Non per avere delle femmine ho preso il giogo matrimoniale". […] Ma lo amavo; era, hai detto giusto, il mio dio. Tutto mi pareva buono in lui, giusto in lui. Mi concedeva di amarlo... ed ero la schiava più schiava dei suoi voleri. Sai perché mi ha respinta da lui?».
«Lo so. Perché nella carne tua era ridestata l’anima ed eri non più femmina ma donna».
«Così. Ho voluto della mia casa fare una casa virtuosa [...]».
«E tuo marito?».
«Oh! tutto è finito con lui».
«No. Tutto incomincia. Sei sempre sua moglie. Il dovere della moglie buona è di far buono il consorte».
«Egli dice che vuol divorziare. E lo farà certo. Perciò...».
«E lo farà. Ma ancora non lo ha fatto. E sinché non lo ha fatto, tu sei sua moglie anche secondo la vostra legge. E come tale hai il dovere di restare come moglie al tuo posto. Il tuo posto è quello di seconda al marito nella casa, presso tua figlia, al cospetto dei servi e del mondo. Tu pensi: egli ha dato il mal esempio. É vero. Ma questo non ti esime dal dare tu esempio di virtù. Egli se ne è andato. E’ vero. Tu presso la figlia e i servi prendi il suo posto. […]
E se anche non fossi più la moglie ma la divorziata, ricorda (Gesù si alza in piedi) che la separazione legale non distrugge il dovere della donna di essere fedele al suo giuramento di sposa.
Tu vorresti entrare nella religione nostra. Uno dei precetti divini di essa è che la donna è carne della carne dello sposo e che nessuna cosa o persona può separare ciò che Dio ha fatto una carne sola. Anche noi abbiamo il divorzio. É venuto come malvagio frutto della lussuria umana, del peccato di origine, della corruzione degli uomini. Ma non è venuto spontaneamente da Dio. Dio non muta la sua parola. E Dio aveva detto, ispirando ad Adamo, innocente ancora e perciò parlante con intelligenza non offuscata dalla colpa, le parole: che gli sposi, una volta uniti, dovevano essere una carne sola. La carne non si separa dalla carne altro che per sciagura di morte o di malattia.
Il divorzio mosaico, concesso ad evitare peccati atroci, non concede alla donna che una libertà ben meschina. La divorziata è sempre una menomata nel concetto degli uomini, sia che resti tale, sia che passi a seconde nozze. Nel giudizio di Dio, poi, è un’infelice se diviene divorziata per malanimo dello sposo e resta divorziata; ma non è che una peccatrice, un’adultera, se lo diviene per turpi colpe proprie o si risposa. Ma tu, volendo entrare nella nostra religione, lo fai per seguire Me. E allora Io, Verbo di Dio, essendo venuto il tempo della perfetta religione, ti dico ciò che dico a molti. Non è lecito all’uomo di separare ciò che Dio ha unito, ed è adultero sempre colui, o colei, che avendo il coniuge vivente passa ad altre nozze.
Il divorzio è prostituzione legale, mettendo in condizione uomo e donna di commettere peccati di lussuria. La donna divorziata difficilmente resta vedova di un vivo, e vedova fedele. L’uomo divorziato non resta mai fedele al primo coniugio. Tanto l’uno che l’altra, passando ad altre unioni, scendono dal livello di uomini a quello di bruti, ai quali è concesso cambiare femmina ad ogni appello di senso. La fornicazione legale, pericolosa alla famiglia e alla patria, è delittuosa verso gli innocenti. I figli dei divorziati devono giudicare i genitori. Severo giudizio quello dei figli! Almeno uno dei genitori viene condannato dai figli. Ed i figli vengono, dall’egoismo dei genitori, condannati ad una vita affettiva mutilata. Che se poi alle conseguenze famigliari del divorzio, che priva del padre o della madre i figli innocenti, si unisce il nuovo matrimonio del coniuge al quale sono stati affidati i figli, alla condanna di una vita affettiva mutilata di un membro si unisce l’altra mutilazione, quella della perdita, più o meno totale, dell’affetto dell’altro membro, diviso o totalmente assorbito dal nuovo amore e dai figli del nuovo coniugio.
Parlare di nozze, di matrimonio in caso di novella unione di un divorziato o di una divorziata, è profanare il significato e la cosa che è il matrimonio. Solo la morte di uno dei coniugi e la vedovanza consecutiva dell’altro può giustificare le seconde nozze. Per quanto Io giudichi che sarebbe cosa migliore chinare il capo al verdetto sempre giusto di chi regola i destini degli uomini e chiudersi in castità, quando la morte ha messo fine allo stato matrimoniale, dedicandosi tutta ai figli e amando il coniuge passato all’altra vita nelle sue creature. Amore spogliato da ogni materialità, santo e verace.
Poveri figli! Conoscere dopo la morte, o il crollo del focolare, la durezza di un secondo padre o di una seconda madre e l’angoscia di vedere le carezze divise con altri figli che fratelli non sono!
No. Nella mia religione non sarà il divorzio. E adultero e peccatore sarà colui che contrarrà divorzio civile per contrarre nuova unione. La legge umana non muterà il mio decreto. Il matrimonio nella religione mia non sarà più un contratto civile, una promessa morale, fatta e sancita alla presenza di testimoni a questo preposti. Ma sarà un indissolubile legame ribadito, saldato e santificato dal potere santificante che Io darò ad esso, divenuto Sacramento. Per farti comprendere: rito sacro. Potere che sarà di aiuto a praticare santamente tutti i doveri matrimoniali, ma che sarà anche sentenza di indissolubilità del vincolo.
Sino ad ora il matrimonio è un mutuo contratto naturale e morale fra due di sesso diverso. Da quando sarà la mia legge, esso sarà esteso all’anima dei coniugi. Diverrà perciò anche contratto spirituale, sancito da Dio attraverso ai suoi ministri. Ora tu sai che nulla è superiore a Dio. Perciò, ciò che Egli avrà unito nessuna autorità, legge o capriccio umano potrà più sciogliere.
Il "dove tu Caio, io Caia" del vostro rito si perpetua nell’al di là nel nostro, nel mio rito, perché la morte non è fine, ma separazione temporanea dello sposo dalla sposa, e il dovere d’amare dura anche oltre la morte. Per questo dico che vorrei castità nei vedovi. Ma l’uomo non sa essere casto. E anche perciò dico che i coniugi hanno il dovere reciproco di migliorare l’altro coniuge. Non crollare il capo. Tale è il dovere, e il dovere va fatto se si vuole veramente seguire Me».
«Sei duro oggi, Maestro».
«No. Sono Maestro. E ho di fronte una creatura che può crescere nella vita della Grazia. Se non fossi qual sei, ti imporrei meno. Ma tu hai tempra buona, e la sofferenza depura e tempra sempre più il tuo metallo. Un giorno mi ricorderai e mi benedirai di essere stato quale sono».
«Mio marito non tornerà indietro...».
«E tu andrai avanti. Tenendo per mano l’innocente, camminerai sulla via della Giustizia. Senza odio, senza vendetta; senza però anche inutili attese e rimpianti per ciò che si è perduto ».
«Tu lo sai, allora, che l’ho perduto!».
«Lo so. Ma non tu: lui ha perduto te. Non ti meritava. Ora ascolta... É duro. Sì. Mi hai portato delle rose e dei sorrisi innocenti per consolarmi... Io... non posso che prepararti a portare il serto di spine delle spose abbandonate... Ma rifletti. Se potesse retrocedere il tempo e ricondurti a quel mattino in cui Fausta era morente ed il tuo cuore fosse messo in condizione di scegliere fra la figlia e il marito, dovendo assolutamente perdere uno dei due, tu che sceglieresti?... »
La donna riflette, pallida ma forte nel suo soffrire, dopo le poche lacrime avute in principio del dialogo... Poi si china sulla piccolina, che si è seduta sul pavimento e si diverte a mettere dei fiorellini bianchi tutt’intorno ai piedi di Gesù, la raccoglie, l’abbraccia e grida: «Questa sceglierei, perché a questa posso dare il mio stesso cuore, e crescerla come ho imparato che vivere si deve. La mia creatura! Ed essere unite anche nell’oltre vita. Sempre sua madre io, sempre mia figlia lei!», e la copre di baci, mentre la piccolina le si stringe al collo tutta amore e sorrisi.
«Dimmi, oh! dimmi, Maestro che insegni a vivere da eroi, cosa, come allevare costei per essere ambedue nel tuo Regno? Che parole, che atti insegnarle?...».
«Non necessitano parole né atti speciali. Sii perfetta perché essa rifletta la tua perfezione. Ama Dio e prossimo perché ella impari ad amare. Vivi sulla Terra con i tuoi affetti in Dio. Essa ti imiterà. Per ora così. Più tardi il Padre mio, che vi ha amate in modo speciale, provvederà ai vostri bisogni spirituali, e diverrete sapienti nella fede che porterà il mio Nome. Questo è tutto il da farsi. Nell’amore di Dio troverai ogni freno contro il Male. Nell’amore del prossimo avrai aiuto contro l’accasciamento delle solitudini. E insegna a perdonare. A te stessa... e alla tua creatura […]».
Vita

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I brani estratti da "L'Evangelo come mi è stato rivelato" sono catalogati in base al “metodo” trinomico “Verità-Via-Vita” del beato Alberione. Alla mente corrisponde Cristo Verità, alla volontà Cristo Via, al cuore Cristo Vita. Oppure ancora (nell'ordine Verità, Via, Vita): fede, speranza, carità; mente, volontà, cuore; il vero della dottrina, il bene della morale, il bello della forma; dogma, morale, grazia; Verità cui credere, Via da seguire, Vita cui partecipare; teologia dogmatica, ascetica e pastorale; verità, giustizia, pace; lo studio di ogni verità ha tre momenti storici: tesi, crisi, sintesi; spirito, studio, apostolato e povertà; ovunque si formi un clima familiare, religioso e sociale; luce alla mente, dolcezza al cuore, santità all'anima; la pietà secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; lo studio secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; l’apostolato secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; la disciplina religiosa secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; rendere cristiana la vita nel pensiero, nei sentimenti, nelle attività; studiare, imitare, investirci di grazia; visione di Dio, possesso di Dio, gaudio di Dio.
Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi” (cfr. 1Gv 5,1-9).
A te, Spirito di Verità, consacro la mente, la fantasia, la memoria: illuminami. Che io conosca Gesù Cristo Maestro e comprenda il suo Vangelo. A te, Spirito santificatore, consacro la mia volontà: guidami nei tuoi voleri. A te, Spirito vivificatore, consacro il mio cuore: custodisci e accresci in me la vita divina.

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