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Parabola dei due lumi
 cfr. cap. 584 de "L’Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta Centro Editoriale Valtortiano srl
http://www.scrittivaltorta.altervista.org/per_volume.htm
«Un uomo volle un giorno accendere due lumi per onorare il Signore in una sua festa. Prese dunque due vasi di uguale larghezza, vi mise la stessa quantità e qualità d’olio, uno stoppino uguale, e li accese alla stessa ora, perché pregassero per lui mentre egli lavorava come era concesso.
Tornò dopo qualche tempo e vide che un lume fiammeggiava fortemente, mentre l’altro aveva una fiammolina quieta quieta, che appena metteva un punto di luce nell’angolo dove ardevano i lumi. L’uomo pensò che fosse malfatto lo stoppino. Lo osservò. No, andava bene. Ma non voleva ardere così giocondamente come l’altro lume, che vibrava la sua fiamma come fosse una lingua e pareva proprio mormorasse parole tanto era gioconda e tanto, nell’agitarsi divampando, aveva persino un lieve mormorio. "Questo lume veramente canta le lodi del Signore Altissimo!", disse fra sé. "Mentre questo! Guardalo, anima mia! Sembra che gli pesi dover onorare il Signore, tanto lo fa con poco ardore!", e se ne tornò ai suoi lavori.
Tornò dopo qualche tempo. Una fiamma si era ancor più alzata e l’altra si era ancor più abbassata, e ardeva sempre più ferma e quieta quanto più l’altra vibrava splendendo. Tornò una seconda volta. La stessa cosa. Una terza, la stessa cosa. Ma, venendo la quarta volta, vide la stanza piena di fumo maleolente e scuro, e una sola fiammolina splendere attraverso i veli del fumo spesso. Andò alla mensola dove erano i lumi e vide che quello che tanto fiammeggiava prima si era totalmente consumato e annerito, e aveva anche sporcato, con la sua lingua, la parete bianca. L’altro, invece, continuava con la sua costante luce ad onorare il Signore.
Stava per riparare all’accaduto quando una voce gli risuonò vicino: "Non mutare le cose di come stanno. Ma medita su esse che sono un simbolo. Io sono il Signore".
L’uomo si gettò col volto al suolo adorando, e con grande tremore osò dire: "Io sono stolto. Spiegami, o Sapienza, il simbolo dei lumi, dei quali quello che pareva il più attivo nell’onorarti ha fatto danno e l’altro dura nella sua luce".
"Sì che lo farò. Così è dei cuori degli uomini come di questi due lumi. Vi sono quelli che al principio ardono e splendono e sono di ammirazione agli uomini, tanto sembra perfetta e costante la loro fiamma. E vi sono quelli che hanno uno splendere mite, che non attira l’attenzione e può parere tiepidezza nell’onorare il Signore. Ma, passata la prima fiammata, o la seconda o la terza, fra la terza e la quarta fanno danno, e poi si spengono, con rovina, perché il loro non era un lume sicuro. Hanno voluto splendere più per gli uomini che per il Signore, e la superbia li ha consumati in breve ora, fra un fumo nero e pesante che ha ottenebrato anche l’aria. Gli altri hanno avuto una volontà unica e costante: onorare Dio solo; e, senza curarsi se l’uomo li lodava, hanno consumato se stessi con lunga, nitida fiamma, priva di fumo e fetore. Sappi imitare il lume costante, perché esso solo è gradito al Signore".
L’uomo rialzò il capo... L’aria si era mondata dal fumo e la stella del lume fedele splendeva ora da sola, pura, ferma, in onore di Dio, facendo lucere il metallo del lume come fosse d’oro puro. E lo guardò splendere, sempre uguale, per ore e ore, sinché dolcemente, senza fumo o fetore, senza sporcare la sua veste, la fiamma si esalò in un guizzo, parendo salire al cielo a fissarsi fra le stelle, avendo degnamente onorato il Signore sino all’ultimo umore e all’ultimo stame della sua vita.
In verità, in verità vi dico che molti sono coloro che dànno grande fiamma all’inizio e attirano l’ammirazione del mondo, che non vede che la superficie delle azioni umane, ma poscia periscono carbonizzandosi e affumicando dei loro acri fumi. E in verità vi dico che il loro fiammeggiare non è osservato da Dio, perché Egli vede che è orgoglioso ardere per fine umano.
Beati quelli che sanno imitare il secondo lume e non carbonizzarsi, ma salire al Cielo con l’ultimo palpito del loro costante amore».
Via

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I brani estratti da "L'Evangelo come mi è stato rivelato" sono catalogati in base al “metodo” trinomico “Verità-Via-Vita” del beato Alberione. Alla mente corrisponde Cristo Verità, alla volontà Cristo Via, al cuore Cristo Vita. Oppure ancora (nell'ordine Verità, Via, Vita): fede, speranza, carità; mente, volontà, cuore; il vero della dottrina, il bene della morale, il bello della forma; dogma, morale, grazia; Verità cui credere, Via da seguire, Vita cui partecipare; teologia dogmatica, ascetica e pastorale; verità, giustizia, pace; lo studio di ogni verità ha tre momenti storici: tesi, crisi, sintesi; spirito, studio, apostolato e povertà; ovunque si formi un clima familiare, religioso e sociale; luce alla mente, dolcezza al cuore, santità all'anima; la pietà secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; lo studio secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; l’apostolato secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; la disciplina religiosa secondo Gesù Cristo Via, Verità e Vita; rendere cristiana la vita nel pensiero, nei sentimenti, nelle attività; studiare, imitare, investirci di grazia; visione di Dio, possesso di Dio, gaudio di Dio.
Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi” (cfr. 1Gv 5,1-9).
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